Munch e Doisneau a Palazzo Ducale

di Alfredo Sgarlato – Evdard Munch nasceva il 12 dicembre 1863 a Oslo Munche moriva il 25 gennaio 1944. Gli anniversari della nascita e della morte ricorrono quindi in questo periodo, in cui l’artista norvegese è in mostra al Palazzo Ducale di Genova. Munch è senz’altro famoso per l’ “Urlo”, uno dei quadri più pagati e rubati nella storia. Ma nonostante l’immagine legata a quel grido di dolore fu artista multiforme, che si espresse con molteplici tecniche e stili.

Certamente la sua vita fu segnata dalla tragedia: madre e due fratelli morti in tenera età, padre e sorella afflitti dalla depressione. A un certo punto si convinse di non poter fare a meno della sofferenza che lo attanagliava per poter creare, al punto di abbandonare dopo brevi e tumultuose relazioni le donne, bellissime e a loro volta artiste, che si legarono a lui, e votarsi a un destino di solitudine. La sua opera fu detestata dalla critica contemporanea, considerata rozza, non finita, degenerata dai nazisti; questo gli portò l’interesse del pubblico.

L’esposizione al Palazzo Ducale, che si terrà fino al 27 aprile, vuole mostrare i molti aspetti dell’opera di Munch, senza relegarlo al ruolo di autore di incubi pre-espressionisti. Quindi abbiamo dipinti, litografie, xilografie, pastelli molti ritratti. Riesce la mostra nel suo intento? Non saprei. Chi ama Munch si aspetta di vedere inquietanti paesaggi nordici o fanciulle segnate dal dolore. Vedere tre sale dedicate a ritratti di amici e parenti lascia la sensazione di aver visto la mostra di un altro pittore. Certo, la “Madonna” e Il “Vampiro” ci sono, e anche un bellissimo paesaggio in bianco e nero, ma le due sale dedicate al Munch rivisto da Warhol? Comprensibili in una mostra onnicomprensiva, in una tutto sommato piuttosto piccola lasciano un po’ perplessi.

Tutt’altra atmosfera con la Parigi di Robert Doisneau. “Paris en libertè”, visitabile fino al 26 gennaio, presenta oltre duecento scatti del grande fotografo nato a Gentilly il 14 aprile 1912 e morto il 1 aprile 1994. Doisneau racconta la gioia di vivere in una città che è andata a poco a poco trasformandosi, sotto il suo sguardo inquieto che cerca ancora di cogliere la vittoria dell’uomo sulla macchina. Bambini, cani, gatti, personaggi stravaganti, musicisti di strada, prostitute, baci. Ci sono anche ritratti di grandissimi, Picasso, Duras, Giacometti, Queneau, Welles e bellissime dive, ma è chiaro che Doisneau ama di più la gente comune. Tutto ovviamente in bianco e nero. Peccato però che alcune foto siano male illuminate e la luce “spari” su di esse. In ogni caso lasciamo al visitatore il giudizio finale.

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