Legambiente Liguria: “Accelerare una nuova visione del ciclo dei rifiuti. Subito il 65 % di differenziata”

Ripensare al ciclo dei rifiuti in ottica economica e di legalità, oltre che Differenziata generica 00ambientale. È la filosofia che ispira le proposte di Legambiente Liguria sul Piano regionale dei rifiuti, il «documento di indirizzo per enti locali, cittadini e operatori del settore verso una filiera industriale che, prima di tutto, dovrebbe saper valorizzare il riciclo e il riutilizzo delle materie prime postconsumo e che dovrebbe vedere cambiamenti strutturali nel suo impianto generale».

Troppo pochi, infatti, sono ancora i Comuni in regola con la normativa vigente, considerato che sono solo cinque le amministrazioni che che raggiungono e superano gli obiettivi di legge previsti per il 2012 (65% di raccolta differenziata), tutti localizzati nella provincia di Savona: il Comune di Garlenda, con l’ 81,23% di raccolta differenziata, Vendone con il 79,72%, seguono Arnasco (79,07%), Noli (66,56%), Villanova d’Albenga (66,39%) e Pietra Ligure (65 %). Una realtà che fa da contraltare ai 126 Comuni che nel 2012 avevano ancora la differenziata al di sotto del 25%.

“Il nuovo piano dei rifiuti in discussione in Regione” dichiara Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria” presenta novità significative, in particolare sulla necessità di investire chiaramente sulla sostenibilità ambientale, uscendo dalla logica dell’inceneritore come impianto finale per la chiusura del ciclo dei materiali post consumo. Ma ragionare sul 2020 significa cancellare la presunta innovatività della proposta: c’è una normativa che va rispettata e la percentuale del 65% è obbligo di legge, non un buon auspicio per il futuro”.

Un approccio concreto che parte da un cambio di mentalità capace di bandire la parola “rifiuto” e trasformandola in risorsa. “Si parla di materiale post-consumo, di risorse capaci di entrare in cicli virtuosi, basterebbe pensare la raccolta, la gestione dell’umido per la produzione di compost”, continua Grammatico, “come una vera e propria filiera economica che deve prevedere nuovi e adeguati impianti per il trattamento e la trasformazione di questa frazione merceologica e che saprebbe rispondere ad esigenze ecologiche creando posti di lavoro ed evitando scorciatoie insostenibili e troppo a rischio di infiltrazioni mafiose e tutelando l’ambiente e la salute dei cittadini, evitando il conferimento in discarica”.

“Le vicende di Malagrotta nel Lazio e di Scarpino, con la dispersione del percolato” conclude il presidente di Legambiente Liguria, “mostrano come ecologia faccia rima con legalità. Solo di fronte a scelte realmente coraggiose da parte dell’amministrazione pubblica è possibile tutelare ambiente, salute e casse pubbliche. Serve maggiore ambizione per questo chiediamo un’accelerazione nei tempi di applicazione del nuovo piano rientrando da subito, attraverso adeguate politiche e azioni, all’interno degli obblighi che la normativa ci impone”.

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